“Ci siamo. Sono mesi che tu e il tuo team lavorate dietro quella killing feature. Ora i tuoi clienti potranno [inserire descrizione di qualcosa di super] risparmiando un sacco di tempo semplicemente premendo un bottone dall’Home dell’App.”

Finalmente rilasciate l’aggiornamento Live sull’App Store ma … non riesci a capire. E’ impossibile. NESSUN PREME QUEL MALEDETTO BOTTONE!

“Come è potuto succedere?! Gli utenti volevano quella feature da tempo, l’abbiamo messa in home in modo tale da non fargli fare più di un click per usarla ma.. perchè non la usano??

Perdonatemi la narrazione stereotipata ma situazioni del genere capitano in giro per gli App store tutti i giorni. Purtroppo per spingere l’utente a fare una determinata azione non basta solo risolvere un’esigenza o usare un linguaggio semplice e coerente. L’utente va preso per manina e guidato passo dopo passo verso l’obiettivo.

Steve Krug descrive molto bene questa situazione nel suo libro “Don’t Make me Think”:

“What’s the most important thing I should do if I want to make sure my site or app is easy to use?” The answer is simple. It’s not “Nothing important should ever be more than two clicks away” or “Speak the user’s language” or “Be consistent.” It’s… “Don’t Make me Think!”

“Qual è la cosa più importante che dovrei fare se voglio che il mio sito o la mia app siano facili da usare?” La risposta è semplice. Non è “Niente di importante dovrebbe mai essere a più di due clic di distanza” o “Parla la stessa lingua dell’utente” o “Sii coerente.” È … “Non farmi pensare!”

E’ stato stimato che il range di attenzione medio di un utente quando prova un nuovo servizio è di 4 secondi. Se entri questi magici 4 secondi NON riesci a catturare la sua l’attenzione e lui non trova quello che cerca, l’avrai perso per sempre.

Niente panico! In quest’articolo vi parlo di due tecniche definite da
Yu-kai Chou nel suo framework Octalysys che vi aiuteranno a guidare i vostri utenti: la Glowing Choice e la Desert Oasis.

Glowing Choice

Avete presente la scena in cui il protagonista nota la moneta che scintilla più di tutte all’interno di un baule pieno di monete? Ecco, la Glowing Choice funziona proprio così: mette in evidenza un elemento rispetto agli altri per attirare l’attenzione dell’utente e guidarlo sulla prossima mossa da effettuare.

Nei videogiochi viene spesso usata nella fase di On boarding (orientamento iniziale) per aiutare il giocatore ad orientarsi nell’interfaccia o nel mondo in cui è appena arrivato.

onboarding game
Il punto esclamativo sopra il personaggio ci invita a premere su di lui per continuare

All’interno delle App, è buona norma disporre l’azione principale (Call to Action o CTA) sempre in posizione di risalto rispetto a tutte le altre, per esempio utilizzando forme e colori diversi in contrasto con il resto dell’interfaccia.

Spotify gamification

In mezzo ad un tripudio di testi e opzioni, l’App di Spotify ti tranquillizza mettendo sempre in risalto il bottone “Play”.

photoshop onboarding gamification
slack onboarding gamification

Photoshop e Slack guidano gli utenti a scoprire piano a piano tutte le funzionalità con dei fumetti (tooltip) che evidenziano gli elementi dell’interfaccia.

amazon onboarding gamification

Amazon punta molto sulla personalizzazione delle offerte e infatti sulla sua homepage guida l’utente verso il bottone Accedi prima di fargli fare qualunque ricerca.

candycrush gamification

Come abbiamo già spiegato in un’articolo dedicato, per evitare stress (e disinstallazioni feroci dell’App 😅), CandyCrush usa la tecnica del Glowing Button per suggerire ai giocatori la prossima mossa da fare per proseguire nel gioco.

Desert Oasis

Per mettere un evidenza un elemento rispetto agli altri ci sono due modi:

O eleviamo rispetto a tutti gli altri (Glowing Choise) oppure semplicemente eliminiamo tutto ciò che lo circonda. La Desert Oasis si basa proprio su quest’ultimo caso e punta a togliere qualunque distrazione possibile che possa deviare l’attenzione dell’utente e farlo uscire dalla pagina o premere da qualunque altra parte.

Questa tecnica è spesso usata nelle Landing Page dove il tempo di attenzione dell’utente è ridotto al minimo e l’obiettivo di conversione è spesso rappresentato da una sola call to action. 

google gamification

Google si è sempre contraddistinto rispetto agli altri motori di ricerca per semplicità del design dell’homepage dove non esistono distrazioni di nessun tipo.

Google Drive gamification

Il menù in alto a destra quasi sparisce per lasciare spazio alla Call to Action  in Google Drive.

Airbnb gamification

Lo stesso fa Airbnb che usa un’immagine evocativa e un box bello vistoso per attirare l’attenzione sulla sua call to action.

duolingo gamification

Nessuna distrazione per l’utente nemmeno su Duolingo. La call to action è chiara, premi su quel benedetto bottone 😉

Subito Gamification landingpage

L’homepage di Subito.it invece ci mostra come mandare in confusione l’utente fin da subito. Non conosciamo nello specifico gli obiettivi di questa homepage ma di sicuro il mio sguardo non si ferma su un solo elemento.

Ok che il loro modello di Business si basa tramite le inserzioni (e per questo “Inserisci l’annuncio” è in rilievo rispetto al resto), ma sono sicuro che la maggior parte degli utenti entra sul sito con l’obiettivo di cercare degli annunci e l’interfaccia non mi aiuta di certo.

Conclusioni

Entrambe le tecniche puntano a spingere l’utente nella giusta direzione e non esiste un modo oggettivamente migliore di un’altro.

In base al contesto sta a voi decidere se mettere in risalto un elemento piuttosto che eliminare tutte le distrazioni che lo circondano.
Ecco dei consigli finali per evitare errori:

  • Guida l’utente verso UNA SOLA direzione (per volta. Evita di evidenziare due o più elementi per creare confusione.
  • I tuoi utenti aprono la tua app o atterrano sul tuo sito per un motivo, scoprilo e disegna l’interfaccia in modo tale da aiutarli a trovare quello che stanno cercando. 
  • E’ molto meglio guidare l’utente verso una direzione sbagliata piuttosto che non guidarlo affatto.


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